Filctem-Cgil e Nidil-Cgil hanno proclamato lo stato di agitazione nello stabilimento Takeda, iniziando un’ora di sciopero alla fine di ogni turno da sabato 8 agosto 2026. Questa decisione arriva dopo che, durante il tavolo regionale di crisi tenutosi il 6 agosto 2026, la multinazionale farmaceutica giapponese ha rifiutato le proposte di mediazione atte ad evitare il licenziamento di 67 lavoratori in somministrazione.
Valerio Fabiani, consigliere per il lavoro e le crisi aziendali del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, ha espresso amarezza per la mancata accettazione della proposta di mediazione, pur riconoscendo la volontà di proseguire il dialogo. Fabiani ha confermato che la Takeda ha annunciato investimenti e mantenimento dei volumi produttivi per il sito di Pisa, ma senza accettare le soluzioni per tutelare i lavoratori.
Le reazioni politiche
Il consigliere del Partito Democratico Matteo Trapani ha espresso solidarietà alle posizioni dei sindacati, definendo inaccettabile il rifiuto da parte di Takeda di valutare le proposte di mediazione. Trapani ha sottolineato la gravità della situazione, lamentando che l’azienda abbia anche rifiutato un confronto con il ministero del Lavoro per discutere l’attivazione degli ammortizzatori sociali a favore dei lavoratori. Ha inoltre respinto la giustificazione di una presunta ‘concorrenza interna’ tra i vari stabilimenti del gruppo.
Il gruppo Diritti in comune, appartenente alla sinistra radicale, ha definito inaccettabili i licenziamenti, sostenendo che questi rispondano a mere logiche di profitto. Questo gruppo ha evidenziato la situazione economica positiva della Takeda, che ha chiuso l’esercizio 2025 con un utile di oltre 10 milioni di euro, chiedendosi come possa giustificare la necessità di tagli al personale.