Una nuova specie vegetale invasiva si sta diffondendo lungo l’Arno, nel territorio di Pisa. Si tratta di Alternanthera philoxeroides, conosciuta come erba degli alligatori, osservata anche sulla sponda dello Scalo dei Renaioli, sul Lungarno Galilei. Originaria del Sud America, la pianta è inserita nella regolamentazione europea dedicata alle specie aliene invasive.
Il rischio, spiegano gli esperti, è paragonabile a quello provocato da alcune specie animali introdotte in ambienti dove non erano presenti, come il granchio blu e il gambero killer. La vegetazione invasiva può infatti sostituire quella autoctona, modificare gli habitat e compromettere gli equilibri degli ecosistemi acquatici. Il cambiamento climatico non avrebbe causato la presenza della pianta, ma il progressivo riscaldamento potrebbe aver creato condizioni più favorevoli alla sua diffusione.
La presenza lungo il corso dell’Arno
A illustrare la situazione è Lorenzo Peruzzi, professore di Botanica sistematica all’Università di Pisa e direttore dell’Orto e Museo Botanico. Secondo il docente, in alcune aree del corso d’acqua la flora autoctona è stata soppiantata dalla combinazione tra Alternanthera philoxeroides e Ludwigia peploides, un’altra specie invasiva. Le due piante formano una sorta di barriera vegetale che può alterare lo scorrimento dell’acqua e incidere sull’ambiente in cui vivono pesci, microrganismi e altre specie.
Le prime segnalazioni nel territorio pisano risalgono al 1999, quando l’erba degli alligatori fu individuata a San Giuliano Terme, nella zona di Madonna dell’Acqua. Nel 2007 la pianta venne trovata anche nell’area di Lastra a Signa. La sua capacità di riprodursi a partire da piccoli frammenti, trasportati anche dalle piene, ne avrebbe favorito la progressiva risalita lungo il fiume. Nel 2013 risultava già abbondante tra Montelupo Fiorentino ed Empoli, mentre nel 2018 fu osservata per la prima volta lungo l’Arno a Pisa.
Eradicazione e smaltimento
Una riunione sul tema è stata convocata per il 25 agosto dal Consorzio 4 Basso Valdarno, con l’obiettivo di valutare le possibili misure di contenimento ed eradicazione. Tra gli aspetti da definire c’è anche lo smaltimento della vegetazione rimossa: una gestione non corretta dei residui potrebbe favorire, invece di impedire, la propagazione della specie.
Nel territorio comunale di Pisa sono presenti almeno altre quattro piante invasive. Tra quelle acquatiche figurano la Ludwigia e il giacinto d’acqua. Sulla terraferma si trovano invece l’ailanto, presente almeno dal 1956 e ormai troppo diffuso per ipotizzare un’eradicazione completa, e la Baccharis, segnalata almeno dal 1987 nell’area del parco verso Calambrone. Per quest’ultima, più localizzata, è in corso un progetto di eradicazione che potrebbe risultare risolutivo.
Peruzzi ha inoltre richiamato il ruolo possibile delle introduzioni ornamentali. Alcune piante vengono collocate in stagni e giardini e possono poi sfuggire alla coltivazione, riproducendosi autonomamente. In un clima sempre più simile a quello tropicale, le specie provenienti da quelle aree possono trovare condizioni meno sfavorevoli, rendendo più complesso il contenimento della loro diffusione.