Il tribunale di Pisa ha accolto il ricorso presentato dai sindacati di categoria Filctem e Nidil Cgil contro Takeda, riconoscendo il comportamento antisindacale contestato all’azienda. Il procedimento è stato avviato ai sensi dell’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori.
La vicenda è legata alla mobilitazione in corso nello stabilimento pisano della multinazionale farmaceutica. Al centro della vertenza c’è la decisione di licenziare 67 lavoratori in staff leasing e di trasferire parte della produzione in altri siti.
Il nodo dello sciopero
Nel corso della protesta, i sindacati avevano proclamato uno sciopero di un’ora per ogni turno. Secondo quanto riferito dalla Cgil, l’azienda avrebbe minacciato di sottrarre l’intera giornata di lavoro a tutti coloro che avessero aderito all’astensione, anche se la mobilitazione era limitata a un’ora per turno.
È proprio su questo passaggio che si è concentrato il ricorso presentato in sede giudiziaria. La decisione del tribunale dà quindi ragione alle organizzazioni sindacali, che avevano contestato la misura come lesiva del diritto di sciopero e sproporzionata rispetto alla durata dell’astensione proclamata.
In una nota, Filctem e Nidil Cgil hanno attribuito l’esito del procedimento alla compattezza della mobilitazione e al lavoro dei legali dello studio Giraudo, che ha assistito i sindacati nella causa. Le organizzazioni hanno definito la condotta contestata un tentativo di intimidire i dipendenti e di ostacolare la protesta.
La Cgil ha inoltre ribadito che il diritto di sciopero è garantito dalla Costituzione e non può essere sottoposto, secondo la posizione espressa nella nota, a ricatti economici o a punizioni ritenute sproporzionate. La vertenza resta legata al futuro dei 67 addetti e alla riorganizzazione produttiva annunciata da Takeda.