Contestazione interna

Ricerca militare, polemica alla Sant’Anna di Pisa

Il movimento pro Palestina contesta accordi e collaborazioni con aziende della difesa alla vigilia del riconoscimento al patriarca di Gerusalemme.

Ricerca militare, polemica alla Sant’Anna di Pisa

Polemica alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa alla vigilia della cerimonia per il conferimento del Phd honoris causa al cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme. A sollevare le contestazioni è il movimento Sant’Anna for Palestine, composto da allievi e ricercatori dell’istituzione accademica pisana.

In un documento diffuso prima dell’evento, il gruppo sostiene che l’omaggio a una figura considerata simbolo di pace e dialogo rischi di oscurare il ruolo della governance e di alcuni istituti di ricerca della Scuola nel settore delle tecnologie applicabili all’ambito militare. Nel testo vengono espresse anche preoccupazioni sul coinvolgimento del governo italiano nel complesso tecnologico-industriale legato alla produzione e allo sviluppo di sistemi per la difesa.

Le contestazioni del movimento

Gli autori del documento precisano di non contestare la scelta di assegnare il riconoscimento a Pizzaballa. Il punto, spiegano, riguarda invece le contraddizioni dell’istituzione e la necessità di un confronto sulle attività di ricerca. Secondo Sant’Anna for Palestine, sarebbero stati individuati almeno 11 progetti la cui possibile applicazione militare avrebbe un interesse strategico.

Nel documento vengono inoltre citate partnership e accordi di riservatezza con gruppi dell’industria della difesa, tra cui Leonardo, Airbus e Rtx, già United Technologies. Le informazioni sono presentate dal movimento come elementi di una collaborazione più ampia tra ricerca accademica, aziende tecnologiche e apparati militari.

Esoscheletri, radar e comunicazioni

Uno dei filoni indicati riguarda la produzione, sviluppata nell’arco di circa vent’anni anche attraverso aziende spin-off come Iuvo e Prensilia, di esoscheletri in grado di aumentare resistenza e capacità di carico. Secondo gli allievi e i ricercatori, queste tecnologie sarebbero talvolta descritte come strumenti per la riabilitazione dei veterani mutilati, ma potrebbero trovare impiego anche in ambito militare.

Un secondo settore riguarda sensoristica e radaristica avanzata per sistemi di sorveglianza destinati a veicoli e droni senza pilota. Il movimento collega questo ambito a collaborazioni con la Nato, il ministero della Difesa e aziende del comparto bellico, oltre che allo sviluppo di software geospaziali e tecnologie per la navigazione autonoma.

Nel documento viene infine citato il settore delle telecomunicazioni criptate end-to-end, attraverso reti 5G e 6G. Secondo Sant’Anna for Palestine, queste soluzioni possono consentire a gruppi di droni di comunicare tra loro e di trasferire dati a server e centri di elaborazione centralizzati. Il movimento richiama, in questo contesto, la collaborazione con Nvidia e con la controllata israeliana Mellanox Technologies, oltre al sostegno di finanziamenti europei.

Il gruppo cita anche il software attribuito a Nvidia per il controllo dei droni israeliani Lanius, prodotti da Elbit Systems, sostenendo che tali strumenti sarebbero impiegati per individuare automaticamente soggetti ritenuti ostili. Nel testo vengono richiamate testimonianze sul loro utilizzo a Gaza. Le affermazioni sono contenute nel documento diffuso dal movimento, che chiede una riflessione pubblica sulle finalità e sulle ricadute delle attività di ricerca della Scuola.