Visita istituzionale

Nel carcere Don Bosco restano sovraffollamento e degrado

Eligi insieme a Fanfani denuncia condizioni critiche dopo la sommossa

Nel carcere Don Bosco restano sovraffollamento e degrado

Il carcere Don Bosco resta al centro delle preoccupazioni per il sovraffollamento e per le condizioni igienico-sanitarie. A verificarle è stato il consigliere regionale e vicepresidente della commissione Sanità Federico Eligi, accompagnato dal garante regionale dei detenuti Giuseppe Fanfani. Si tratta del primo sopralluogo di un esponente politico della Regione nell’istituto dopo la sommossa.

Le condizioni dell’istituto

Secondo quanto riferito al termine della visita, le denunce dei detenuti avrebbero trovato riscontro. Fanfani ha parlato di celle e spazi comuni caratterizzati da sovraffollamento e da situazioni igienico-sanitarie definite inaccettabili. Tra i problemi segnalati figurano la presenza di topi, pulci e cimici, oltre a carenze che, secondo Eligi, dovrebbero essere affrontate con interventi di risanamento verificabili.

Eligi ha sostenuto che, qualora le Asl rilevino condizioni incompatibili con la tutela della salute e le prescrizioni non vengano rispettate, la struttura dovrebbe essere chiusa come avverrebbe per un esercizio commerciale. Il consigliere ha inoltre chiesto che almeno la gestione dell’aspetto sanitario passi nella disponibilità dell’Ars, dell’Asl e della Regione, richiamando i cambiamenti nella composizione della popolazione detenuta.

Le critiche al Governo

Nel suo intervento, Eligi ha rivolto accuse al Governo per l’assenza di rappresentanti dopo la sommossa e ha chiesto chiarimenti sul ruolo del commissario straordinario. Nel richiamare la chiusura di Sollicciano, il decesso avvenuto a Prato e la rivolta al Don Bosco, ha affermato che l’istituto pisano non sarebbe in condizioni migliori rispetto alle situazioni già emerse in altri penitenziari.

Il consigliere ha contestato anche il trasferimento di una decina di detenuti dal Don Bosco, sostenendo che lo spostamento rischia di alimentare il sovraffollamento in altre case circondariali. Per Eligi, si tratterebbe di una soluzione temporanea che non affronta le cause del problema, ma le sposta da una struttura all’altra.

Fanfani ha infine richiamato il tema delle pene alternative. Durante la visita ha parlato con un detenuto recluso per reati legati agli stupefacenti e ha osservato che, in molti casi, esistono una casa, una famiglia e la possibilità di lavorare. Secondo il garante, una parte consistente dei detenuti potrebbe accedere a misure diverse dal carcere, già previste dalla legge, mentre l’attuale sistema finirebbe per privilegiare la punizione senza risolvere le fragilità sociali e sanitarie che accompagnano la detenzione.