La famiglia di Emanuele “Lele” Scieri, paracadutista siracusano, si prepara a un nuovo capitolo della sua lunga battaglia per la giustizia, avviando una causa civile dopo la condanna definitiva dei responsabili della sua morte avvenuta nella caserma Gamerra di Pisa nella notte tra il 13 e il 14 agosto 1999. Gli avvocati della famiglia, Alessandra Furnari e Ivan Albo, hanno annunciato l’intenzione di chiedere un risarcimento per i danni subiti, ritenendo che la tragedia fosse prevedibile.
Secondo i legali, il delitto si è consumato in un contesto in cui i responsabili erano dipendenti dello Stato e dove erano già state segnalate situazioni di abuso e vessazioni. “Si sapeva che là dentro accadeva di tutto, c’erano state denunce anche quindici giorni prima, ma misure idonee di contrasto al fenomeno non furono messe in atto”, ha dichiarato l’avvocato Furnari. La causa civile sarà quindi basata su queste circostanze, già evidenziate nelle motivazioni del giudicato penale.
Il Ministero della Difesa, chiamato in giudizio come responsabile civile, ha già liquidato le provvisionali stabilite dai giudici: 200 mila euro alla madre di Lele, Isabella Guarino, e 150 mila euro a Francesco Scieri, fratello della vittima. “La famiglia ha sempre puntato ad avere giustizia, il risarcimento è stato in secondo piano”, ha precisato l’avvocato Furnari, sottolineando la durezza e il dolore del percorso legale intrapreso.
La vicenda di Emanuele Scieri
Emanuele Scieri, 26 anni, giunse alla caserma Gamerra il 13 agosto 1999. Dopo una libera uscita, il giovane scomparve e il suo corpo fu ritrovato tre giorni dopo, nascosto sotto un tavolo ai piedi della torre di asciugatura dei paracadute. La sentenza della Cassazione, emessa nell’autunno scorso, ha confermato le condanne per gli ex caporali Alessandro Panella e Luigi Zabara, rispettivamente a 22 anni e 9 anni, 9 mesi e 10 giorni di reclusione.
La riapertura dell’inchiesta, dopo le archiviazioni iniziali, è stata possibile grazie al lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta, che ha messo in luce il sistema di nonnismo all’interno della caserma, caratterizzato da vessazioni fisiche e psicologiche. L’avvocato Furnari ha evidenziato come i militari più anziani, una volta che gli ufficiali lasciavano la caserma, avessero il potere di decidere arbitrariamente sulle reclute. La responsabilità oggettiva del datore di lavoro è quindi ritenuta valida per i fatti compiuti dai dipendenti nell’esercizio delle loro funzioni.
Le sentenze hanno ricostruito che Scieri fu aggredito e costretto a salire sulla torretta, dove cercò disperatamente di fuggire. Il movente dell’omicidio rimane parzialmente oscuro, ma la Corte d’Appello ha indicato che la violenza scattò a causa della presenza di Scieri in una zona della caserma a lui interdetta. A distanza di 27 anni da quella tragica notte, la ricerca della piena giustizia continua.