Fausto Bosco, assessore all’Istruzione e all’Innovazione del Comune di Cascina, interviene nel confronto interno al Movimento 5 Stelle sul progetto dell’impianto di ossicombustione previsto a Peccioli. Al centro della polemica c’è il voto favorevole espresso dall’assessore regionale all’Ambiente David Barontini, che in precedenza aveva manifestato una posizione contraria all’opera e criticato il sindaco pecciolese Renzo Macelloni, principale sostenitore del progetto.
Bosco respinge le accuse di incoerenza rivolte al M5S e sostiene che la posizione assunta a Cascina sia rimasta contraria all’impianto. L’assessore ricorda che, dopo una riunione di maggioranza nella quale sono emerse opinioni differenti, le forze politiche hanno cercato una sintesi. Secondo la ricostruzione fornita da Bosco, il confronto avrebbe portato a una decisione concreta nell’assemblea di Retiambiente, della quale il Comune di Cascina fa parte.
Il mancato ingresso in Novatosc
L’assemblea, riferisce l’assessore, ha deliberato che Cascina non entrerà in Novatosc, la società indicata come soggetto incaricato della realizzazione dell’ossicombustore di Peccioli. Bosco presenta questa scelta come il risultato dell’attività svolta dal Movimento sul territorio e come un compromesso raggiunto tra le componenti del campo progressista, pur mantenendo fermo il dissenso sull’impianto.
Nel suo intervento, l’assessore contesta anche la tesi secondo cui la Giunta regionale avrebbe dovuto limitarsi a prendere atto del progetto e votare a favore per ragioni procedurali. Bosco richiama il comma 5 dell’articolo 73 bis della legge regionale 10/2010, sostenendo che la norma riconosca alla Giunta una discrezionalità politica e amministrativa nel pronunciarsi sulla compatibilità ambientale e nel concludere la conferenza dei servizi.
La replica sulle responsabilità politiche
Da qui la critica a Barontini: per Bosco, la Giunta regionale non sarebbe un semplice ufficio tecnico incaricato di svolgere adempimenti burocratici, ma un organo chiamato ad assumere decisioni politiche in autonomia e sulla base dei propri principi. L’assessore rivendica quindi la linea seguita a Cascina, definita coerente con gli impegni assunti durante la campagna elettorale e con il no alla realizzazione dell’impianto ribadito nelle sedi istituzionali.
Bosco conclude sostenendo che l’esperienza di Cascina dimostrerebbe l’assenza di subalternità del M5S rispetto alle altre forze politiche. Il modello rivendicato dall’assessore si fonda sul confronto interno e sul tentativo di trovare una mediazione senza rinunciare alla posizione contraria all’ossicombustore. Il suo intervento si inserisce così nel dibattito aperto nel Movimento dopo il voto regionale favorevole al progetto.