Scenario meteo

A Pisa il caldo resiste: inverno mite ma con brevi irruzioni fredde

Francesco Meneguzzo analizza anomalie marine e possibile evoluzione dei prossimi mesi

A Pisa il caldo resiste: inverno mite ma con brevi irruzioni fredde

Il cambio dell’armadio può attendere. A Pisa e in buona parte della Toscana le temperature resteranno sopra la media stagionale, con una breve parentesi più fresca e un successivo ritorno del tempo stabile. Il quadro è stato tracciato da Francesco Meneguzzo, meteorologo e commissario del Consorzio LaMMa-Cnr, il Laboratorio di monitoraggio e modellistica ambientale della Regione Toscana.

Temperature ancora elevate

Tra oggi e domani è atteso un passaggio perturbato che potrebbe interessare marginalmente anche il territorio pisano, accompagnato da una moderata diminuzione delle temperature. In seguito, secondo le previsioni citate da Meneguzzo, dovrebbe prevalere nuovamente la stabilità, con valori in progressivo aumento almeno fino a domenica 1 novembre.

Durante le ore centrali della giornata le temperature potranno risultare simili a quelle normalmente associate al mese di settembre. Le massime sono destinate a risalire, mentre le minime risentiranno della maggiore durata della notte. Nei fondovalle potranno quindi essere più basse rispetto alle zone collinari, senza però segnare l’arrivo di un vero cambio di stagione.

La Toscana, ha spiegato il meteorologo, sta vivendo una situazione paragonabile alla cosiddetta ottobrata romana, con condizioni miti che sembrano essersi spostate più a nord. Al momento non si osservano segnali chiari di correnti fredde persistenti, nonostante in questo periodo dell’anno sarebbe già possibile attendersi le prime irruzioni invernali e, in montagna, eventuali nevicate oltre i 2.000 metri.

Il ruolo del mare caldo

La persistenza delle temperature elevate viene ricondotta alla durata delle configurazioni atmosferiche e anche agli effetti del Niño. I blocchi anticiclonici possono mantenere condizioni stabili e valori superiori alla norma, mentre le anomalie risultano particolarmente evidenti nelle aree montane.

Un elemento rilevante è rappresentato dalle temperature marine, ancora circa 3 gradi sopra la media storica. Il raffreddamento della superficie procede lentamente e conserva una parte del calore accumulato durante l’estate. Secondo Meneguzzo, questa situazione potrebbe influenzare l’andamento dei prossimi 2, 3 o 4 mesi, con effetti potenzialmente visibili anche tra gennaio e febbraio.

Il quadro prospettato non esclude comunque l’arrivo di correnti fredde dall’Artico o dalla Russia. Quando la circolazione atmosferica si sbloccherà, il contrasto con un mare ancora caldo potrebbe favorire fenomeni intensi, comprese piogge e nevicate abbondanti. L’ipotesi indicata è quindi quella di un autunno e di un inverno mediamente miti, interrotti da episodi freddi anche marcati e da cicli più rapidi di accumulo e scioglimento della neve.