Le pinete del territorio pisano sono minacciate dalla diffusione della cocciniglia tartaruga, parassita che sta interessando diverse aree e che potrebbe provocare conseguenze rilevanti sul piano ambientale e paesaggistico. A richiamare l’attenzione sul problema è Marco Biondi, ingegnere e consigliere comunale del Partito democratico, secondo il quale il rischio è quello di una vera e propria emergenza per il patrimonio arboreo e la biodiversità locale.
Il tema riguarda anche la tenuta di Coltano, dove le caratteristiche dell’area rendono più complesso il ricorso agli strumenti utilizzati nei primi focolai. Biondi ha ricordato che gli interventi endoterapici, cioè le iniezioni effettuate direttamente nel tronco, e l’abbattimento degli esemplari compromessi possono essere impiegati in determinate situazioni, ma non rappresentano una soluzione generalizzabile.
I limiti degli interventi
In particolare, l’endoterapia è consentita in aree urbane, civili e private, mentre non è ammessa in ambito forestale e nei boschi diffusi. Per questo, secondo il consigliere, questi interventi possono risultare utili soprattutto quando l’infestazione è ancora circoscritta, ma non sono sufficienti ad affrontare una presenza estesa del parassita all’interno di ambienti naturali e forestali.
La strategia indicata da Biondi coincide con quella sostenuta dal presidente del Parco di San Rossore, Lorenzo Bani, che si è rivolto direttamente al Governo chiedendo di accelerare il percorso per la lotta biologica. La proposta prevede l’impiego della coccinella caraibica Thalassa montezumae, considerata al momento l’unico antagonista biologico individuato per contrastare la cocciniglia tartaruga.
L’eventuale introduzione dell’insetto richiede però cautela, perché si tratta di una specie alloctona e il suo impiego può avere effetti sull’equilibrio degli ecosistemi. La prudenza del ministero dell’Ambiente, osserva Biondi, è quindi comprensibile. Nel frattempo, i primi risultati degli interventi condotti in Campania vengono descritti come confortanti e alimentano la richiesta di completare il procedimento autorizzativo.
Biondi chiede dunque al ministero di velocizzare le valutazioni e di indicare tempi certi per le prime immissioni negli ambienti naturali e forestali. L’obiettivo dichiarato è intervenire prima che la diffusione del parassita comprometta ulteriormente i pini domestici, considerati un elemento caratterizzante del paesaggio e della biodiversità del territorio.