Comunicazione e salute

Criticità nei piani pandemici regionali per i fragili

Uno studio dell'Università di Pisa analizza i piani pandemici regionali.

Pisa, 6 luglio 2026 – Una recente ricerca pubblicata su BMC Public Health ha messo in luce tre punti critici nei piani pandemici regionali italiani: la carenza di inclusività ed equità, il coinvolgimento limitato dei cittadini e la gestione dell’infodemia. Tuttavia, è stata evidenziata una transizione positiva verso un modello di comunicazione flessibile e resiliente, in grado di operare anche in situazioni di incertezza, grazie a unità dedicate al coordinamento dei flussi informativi e alla previsione di messaggi differenziati per cittadini e professionisti sanitari.

Lo studio, condotto dai ricercatori del Dipartimento di Ricerca Traslazionale e Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia dell’Università di Pisa, è guidato dalla professoressa Caterina Rizzo, ordinaria di Igiene Generale e Applicata. I risultati evidenziano che, sebbene il concetto di comunicazione del rischio in emergenza sia ben sviluppato nella letteratura scientifica, la sua attuazione pratica varia notevolmente tra i diversi livelli di governance.

Necessità di un approccio integrato

Il disallineamento tra le raccomandazioni scientifiche e i quadri istituzionali sottolinea la necessità di un approccio nazionale più integrato e standardizzato. Questo è esemplificato nel ‘Piano nazionale di comunicazione del rischio pandemico’, adottato in sede di Conferenza Stato-Regioni, che delinea un quadro strategico e procedurale innovativo, in cui i concetti di inclusività, gestione dell’infodemia e community engagement sono strutturalmente radicati.

La professoressa Rizzo ha dichiarato: “I risultati del nostro studio evidenziano l’urgente necessità di superare un modello di comunicazione puramente istituzionale e unidirezionale, che rischia di lasciare escluse le fasce più vulnerabili della popolazione proprio nei momenti di maggiore criticità. Per affrontare con successo le future sfide epidemiche è indispensabile un approccio di preparazione che integri stabilmente la gestione dell’infodemia e il coinvolgimento attivo dei cittadini”.

Strategie di comunicazione adattate

Lo studio ha confrontato i piani pandemici regionali del triennio 2021-2023 con la letteratura scientifica internazionale in materia di comunicazione del rischio in emergenza, valutando oltre 10mila articoli. Le popolazioni vulnerabili, comprese quelle con un basso livello di alfabetizzazione e barriere linguistiche, rimangono a maggior rischio di esclusione dai canali di comunicazione di emergenza, evidenziando la necessità di strategie di comunicazione adattate a diversi contesti culturali e digitali.

Il coinvolgimento e la partecipazione dei cittadini rimangono marginali nei piani analizzati, che concepiscono la comunicazione del rischio prevalentemente come un processo istituzionale unidirezionale. Inoltre, sono stati individuati solo accenni teorici sul contrasto della disinformazione, evidenziando una scarsa integrazione della gestione dell’infodemia nei piani ufficiali, in contrasto con la crescente attenzione che questo tema ha ricevuto nella pratica internazionale della sanità pubblica.

In conclusione, l’integrazione delle capacità di gestione dell’infodemia nei sistemi di preparedness può rafforzare la capacità dei sistemi sanitari di anticipare e rispondere ai rischi legati all’informazione durante le emergenze sanitarie. Le strategie per contrastare la disinformazione dovrebbero essere istituzionalizzate attraverso la collaborazione con organizzazioni di fact-checking e attori della società civile.