Critica alla caccia

Università di Pisa critica il ddl sulla caccia: “Non tutela la biodiversità”

La Commissione Sostenibile di Unipi esprime preoccupazioni sul ddl S.1552 in discussione alla Camera.

La Commissione per lo Sviluppo Sostenibile dell’Università di Pisa (Cosa) ha espresso forti perplessità riguardo al disegno di legge S.1552, attualmente in discussione alla Camera, che mira a modificare l’ordinamento sulla protezione della fauna selvatica e il prelievo venatorio. Il ddl, già approvato dal Senato, riconosce la caccia come “attività utile alla conservazione e alla tutela della biodiversità e degli ecosistemi”, un’affermazione che ha suscitato critiche da parte degli esperti universitari.

Secondo le docenti Daniela Ciccarelli, Elisa Giuliani e Valentina Serra, il ddl rappresenta “pura propaganda” e affermare che l’attività venatoria possa tutelare la biodiversità è un vero e proprio ossimoro. “La gestione della fauna selvatica è una questione complessa che non può essere affrontata con soluzioni semplicistiche”, hanno dichiarato, sottolineando che la tutela dell’ambiente deve essere basata su competenze e studi scientifici, piuttosto che delegata ai cacciatori, definiti non idonei a svolgere il ruolo di ‘bioregolatori’.

Preoccupazioni per l’estensione della caccia

Un altro aspetto critico sollevato dalla Commissione riguarda l’estensione dell’attività venatoria in aree naturali, demaniali e costiere. “Questi ambienti ospitano specie animali e vegetali molto sensibili al disturbo”, ha avvertito Ciccarelli, evidenziando come il calpestio possa compromettere equilibri ecologici già fragili, ulteriormente minacciati da turismo, urbanizzazione e crisi climatica. Inoltre, la sicurezza delle persone che frequentano queste aree deve essere garantita, evitando che l’attività venatoria possa mettere a rischio la loro incolumità.

Il ruolo dell’Ispra in discussione

Infine, la Commissione ha espresso preoccupazione per il depotenziamento dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), il cui parere, in seguito al ddl, dovrebbe passare da “vincolante” a “consultivo” nella definizione dei calendari venatori. “Una politica moderna della fauna dovrebbe rafforzare, non indebolire, il ruolo degli organismi tecnico-scientifici indipendenti”, ha concluso il Cosa, sottolineando l’importanza di puntare su monitoraggio, prevenzione dei conflitti, protezione degli habitat e interventi proporzionati e valutabili nei risultati.