Non sarà una moschea, ma un luogo aperto alla comunità. Ibrahima Dieng, presidente dell’Unione migranti di Pisa e della Comunità senegalese, presenta così il progetto destinato all’ex Motorizzazione di San Martino Ulmiano, nel comune di San Giuliano Terme. La precisazione arriva dopo che, in alcuni gruppi Facebook, si era diffusa l’ipotesi di una destinazione religiosa, accompagnata anche da commenti offensivi e razzisti.
L’iniziativa, ancora in fase di definizione, prevede l’acquisto dell’area e la sua trasformazione in un centro culturale accessibile a persone di diversa origine e appartenenza religiosa. La proposta di acquisto è in corso di definizione, mentre tra i cittadini senegalesi è stata avviata da tempo una raccolta fondi per sostenere l’operazione. Secondo Dieng, alcuni hanno già versato 500 euro, mentre chi non può contribuire con la stessa somma potrà partecipare con 100 euro al mese oppure con 50 euro per un periodo più lungo.
Un’area da recuperare
Il complesso comprende un immobile di oltre 4.500 metri quadrati, un piazzale di circa 10.000 metri quadrati e un’area agricola di 24.000 metri quadrati. La struttura si trova attualmente in stato di abbandono e, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe essere recuperata e ripensata attraverso un percorso partecipativo aperto alla cittadinanza. L’obiettivo indicato è creare uno spazio con funzioni sociali e culturali, considerato utile non soltanto alla comunità senegalese, ma all’intero territorio.
Il futuro centro, che dovrebbe chiamarsi Teranga, parola wolof associata ai concetti di ospitalità, accoglienza e condivisione, potrebbe ospitare attività di informazione e orientamento, iniziative dedicate alla convivenza e momenti di aggregazione. Tra le ipotesi c’è anche la realizzazione di un orto sociale nell’area agricola di circa due ettari. Sono inoltre previste feste e occasioni di incontro, con l’intento di favorire relazioni tra persone di origine e cultura diverse.
Informazione e prevenzione
Dieng lega il progetto anche alla necessità di offrire informazioni sui diritti, sui doveri e sulle regole di permanenza. Tra i problemi segnalati c’è quello delle false promesse di lavoro rivolte a persone appena arrivate sul territorio. In alcuni casi, spiega, sarebbero state presentate denunce per richieste di denaro in cambio di un’assunzione che poi non si concretizza. Da qui l’appello rivolto alla comunità: non pagare per essere assunti, perché nessuno dovrebbe chiedere soldi per offrire un impiego.
La Comunità senegalese pisana viene descritta come una realtà radicata e numerosa. Il progetto punta quindi a valorizzarne la presenza, mantenendo al tempo stesso una destinazione aperta a tutti: senegalesi e italiani, cattolici e musulmani. La moschea, ricorda Dieng, è già presente a Porta a Lucca; la nuova struttura avrebbe invece una funzione culturale, sociale e di incontro.