Yassine El Ghlid, 37 anni, è nato in Marocco ma vive in Italia dall’infanzia. A Pisa ha frequentato le scuole e l’università, laureandosi in Scienze dell’educazione e della formazione all’Università di Pisa. Oggi lavora con i ragazzi e si occupa di dinamiche adolescenziali, anche attraverso un progetto avviato nelle scuole superiori con la cooperativa Arnera e il Comune di Pisa.
El Ghlid si definisce un italiano di prima generazione e mezza: nato all’estero, ma cresciuto in Italia. Per questo guarda con perplessità al tetto del 30% di presenze straniere nelle classi. Secondo lui, il criterio rischia di confondere la nazionalità con la reale conoscenza della lingua italiana. Ci sono ragazzi nati in Italia che non hanno difficoltà linguistiche, mentre in altri casi le eventuali criticità riguardano soprattutto i genitori.
Il limite e il rischio dei territori isolati
Il problema principale, spiega, sarebbe quello della gestione concreta del limite. In un territorio distante dai grandi centri, come Terricciola, il superamento della soglia potrebbe costringere alcune famiglie a iscrivere i figli in scuole lontane. Una soluzione di questo tipo, secondo El Ghlid, potrebbe aumentare le difficoltà per i nuclei con minori disponibilità e spingere qualcuno a interrompere il percorso scolastico.
La sua esperienza personale è legata alla storia della famiglia. Il padre è arrivato in Italia con un visto lavorativo, trovando prima un impiego a Santa Croce e poi a Goefor. Quando El Ghlid era bambino, gli alunni di origine straniera erano meno numerosi e, racconta, inserirsi era più semplice. Oggi la presenza è cresciuta e rende necessario affrontare il tema dell’integrazione senza affidarsi soltanto a percentuali rigide.
Nel ragionamento dell’educatore rientra anche la situazione delle persone prive di documenti, che descrive come un problema capace di alimentare un circolo vizioso tra assenza di residenza, difficoltà lavorative e marginalità. El Ghlid richiama il rischio della formazione di ghetti urbani, citando il caso delle aree intorno alla stazione di Pontedera, dove gli affitti più bassi possono concentrare le fasce più fragili della popolazione. Si dice favorevole all’accoglienza, ma chiede controlli e percorsi regolati.
Identità e cittadinanza
Un altro ostacolo individuato è la legge sulla cittadinanza del 1992. El Ghlid racconta il caso del fratello, nato all’ospedale di Pisa e cresciuto frequentando le scuole italiane, ma costretto ad attendere la maggiore età per presentare la richiesta. Una situazione che, a suo giudizio, può provocare una crisi di identità nei giovani che si sentono italiani per lingua, abitudini e formazione, pur non avendo ancora il riconoscimento giuridico della cittadinanza.
Il tema viene affrontato anche nelle aule. Dal 15 settembre, con Arnera e il Comune di Pisa, El Ghlid ha avviato un percorso nelle scuole superiori dedicato all’accoglienza e alla consapevolezza. Il primo appuntamento si è svolto all’istituto Fascetti, indicato come la scuola pisana con la più alta percentuale di studenti stranieri, coinvolgendo gli alunni e i genitori delle classi prime.
Coordinatore di una comunità per minori a Montecatini, El Ghlid lavora da anni con bambini e adolescenti, dopo esperienze nelle ludoteche. Ai ragazzi che entrano nella comunità presenta innanzitutto le regole, convinto che accoglienza e responsabilità debbano procedere insieme. La sua storia personale, conclude, è legata alle opportunità ricevute in Italia e alla volontà di contribuire alla crescita dei giovani.