Accoglienza universitaria

Da Gaza a Pisa, Engy Abdelal studia Scienze per la pace

La ventottenne palestinese ha lasciato la Striscia dopo undici mesi, portando con sé memoria, testimonianze e domande nate dal conflitto.

Da Gaza a Pisa, Engy Abdelal studia Scienze per la pace

Engy Abdelal, 28 anni, è arrivata a Pisa dopo aver lasciato la Striscia di Gaza al termine di un percorso durato undici mesi. La studentessa palestinese frequenterà il corso magistrale in Scienze per la pace dell’Università di Pisa, dove è stata accolta insieme ad altri giovani provenienti dalla Palestina. Il suo arrivo è stato reso possibile da una mobilitazione che ha coinvolto la redazione de L’Espresso, la giornalista Federica Bianchi e diverse persone impegnate a favorire la partenza.

La studentessa ha raccontato per oltre un anno la guerra a Gaza attraverso una serie di articoli pubblicati dal settimanale. Nella lettera diffusa dall’Ateneo pisano, Abdelal descrive il rapporto con la propria terra e con le persone rimaste nella Striscia: Gaza, scrive, è arrivata con lei, nella lingua utilizzata, nei nomi che teme di dimenticare, nei messaggi riletti prima di essere inviati alla madre e nelle case di cui non sa se esistano ancora.

Dal giornalismo agli studi sulla pace

Abdelal ha una formazione in giornalismo e architettura. Il lavoro giornalistico, spiega, le ha insegnato ad avvicinarsi ai conflitti attraverso le voci delle persone. Il nuovo percorso universitario vuole invece aiutarla ad ampliare lo sguardo sulle cause delle guerre e sulle condizioni necessarie per accompagnare le comunità dalla distruzione alla ricostruzione. Con il suo ingresso, salgono a sei gli studenti palestinesi accolti dall’Università di Pisa nell’ultimo anno.

Tra le immagini legate al suo arrivo c’è quella scattata nel giardino della biblioteca del Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere. La studentessa vi appare sorridente con una borsa bianca dell’Ateneo. Dietro quel momento, però, c’è l’esperienza di un anno trascorso a documentare nomi, abitazioni, ricordi e sogni di una popolazione sottoposta ai bombardamenti, con l’obiettivo di evitare che il bilancio delle vittime restasse una semplice sequenza di numeri.

In uno dei suoi racconti, Abdelal ricorda una bambina ferita dopo il bombardamento della scuola Mustafa Hafiz. La piccola indossava un vestito verde decorato con fiori e, quando un familiare la sollevò, sulla schiena apparvero i fori provocati dalle schegge. La studentessa riferì al personale medico quanto aveva visto, spiegando che la bambina aveva bisogno di un intervento urgente. Quell’immagine è rimasta nella sua memoria come il simbolo di un’infanzia colpita da una guerra non scelta.

Il messaggio alla comunità accademica

Nella lettera rivolta alle colleghe e ai colleghi, la nuova studentessa sottolinea che il mondo studiato nelle università non è separato da quello reale. Gli effetti dei conflitti, osserva, raggiungono famiglie, migrazioni, economia, linguaggio e relazioni sociali, influenzando anche le domande che vengono poste nelle aule. Per questo invita a seguire le notizie con maggiore attenzione e a ricordare che dietro ogni numero c’è una persona, con una vita precedente e una storia che continua.

Abdelal precisa di non chiedere agli altri di vivere l’esperienza di Gaza come la vive lei. Chiede però di imparare a comprendere le guerre e di rifiutare un linguaggio che possa giustificare la cancellazione degli esseri umani. A Pisa, il suo percorso accademico si svilupperà così tra lo studio delle dinamiche di pace e il peso delle testimonianze raccolte durante il conflitto.