Il futuro del Santa Chiara di Pisa entra in una fase potenzialmente decisiva. Da una parte prosegue la trattativa per la vendita dell’intero complesso, di proprietà dell’Aoup; dall’altra il progetto urbanistico firmato dallo studio Chipperfield potrebbe essere aggiornato per adeguarlo a nuove esigenze, mantenendone però gli indirizzi principali.
A riferirlo è stato l’assessore all’urbanistica Massimo Dringoli nel corso della commissione urbanistica. L’assessore ha spiegato che il Comune, il 15 luglio, ha contattato lo studio Chipperfield, ricevendo disponibilità a valutare eventuali modifiche al piano. L’ipotesi non comporterebbe quindi un superamento completo del progetto, ma una sua revisione nel rispetto degli elementi considerati fondamentali.
Le linee da mantenere
Tra i punti indicati da Dringoli ci sono le demolizioni previste, gli spazi pubblici da realizzare e le destinazioni d’uso già individuate. Queste ultime, secondo l’assessore, sarebbero sufficientemente flessibili da consentire diverse soluzioni. Nell’area potrebbero trovare posto attività ricettive e residenziali, oltre a funzioni congressuali e culturali.
Tra le possibilità resta anche quella di realizzare un centro congressuale. L’amministrazione comunale ritiene che una struttura di questo tipo possa contribuire allo sviluppo del centro cittadino, ma la definizione delle funzioni future è ancora legata all’evoluzione della trattativa e alle scelte urbanistiche che dovranno essere assunte.
L’opposizione chiede un confronto
Sul tema è intervenuta l’opposizione. Anna Piu, segretaria provinciale di Sinistra Italiana Pisa, Luigi Sofia, capogruppo di Sinistra Unita in consiglio comunale, e Andrea Aretini, segretario cittadino di Sinistra Italiana Pisa, chiedono che ogni aggiornamento sia preceduto da un confronto pubblico.
Secondo i rappresentanti della sinistra, prima di individuare funzioni e investimenti occorre discutere con la città quale assetto dare all’area e quale interesse pubblico garantire. Il Santa Chiara, sostengono, non dovrebbe essere considerato come una semplice operazione immobiliare. Sofia sollecita inoltre il passaggio della discussione in Consiglio comunale, mentre Aretini propone un percorso partecipativo basato sui bisogni della città, sulle funzioni pubbliche e sull’idea di centro da costruire nei prossimi decenni.
Palazzo Gambacorti, intanto, non fornisce dettagli sulla compravendita. Dringoli ha precisato che l’area appartiene all’Aoup e che il Comune non conosce l’esito delle trattative. Eventuali informazioni riservate, ha aggiunto, non potrebbero essere diffuse perché rischierebbero di compromettere il negoziato. L’assessora regionale alla sanità Monia Monni aveva confermato l’esistenza di un possibile acquirente e di una trattativa avviata, indicando l’autunno come obiettivo per la conclusione.