Percorsi d’archivio

A Pisa la mostra racconta Byron tra Shelley e Palazzo Toscanelli

Documenti, carboneria e leggende ricostruiscono il soggiorno del poeta inglese e il naufragio del 1822

A Pisa la mostra racconta Byron tra Shelley e Palazzo Toscanelli

Il soggiorno pisano di George Gordon Byron, il rapporto con Percy Bysshe Shelley, il legame con la carboneria e le leggende legate a Palazzo Toscanelli sono al centro della mostra Byron. L’inquietudine della libertà, allestita all’Archivio di Stato di Pisa sul Lungarno Mediceo. L’esposizione resterà visitabile fino al 18 ottobre e propone documenti, testimonianze e materiali dedicati alla presenza del poeta inglese in città.

Il soggiorno pisano e il circolo degli esuli

La prima sezione ricostruisce le disposizioni di ordine pubblico adottate per l’arrivo di Byron e della famiglia Gamba, esiliata per i rapporti con la carboneria. Tra gli episodi documentati figurano anche la causa intentata dal poeta contro un falegname per alcuni lavori eseguiti e il ferimento del tenente maggiore Stefano Masi.

La scelta di Pisa maturò anche su indicazione di Shelley. La città era considerata un luogo favorevole per il clima, il patrimonio storico e artistico e il contesto ritenuto più libero rispetto all’Inghilterra da cui Byron era fuggito. Il poeta abitò al primo piano di Palazzo Toscanelli, dove si sviluppò il cosiddetto circolo pisano insieme a Shelley e Leigh Hunt.

In questo ambiente nacque l’idea di The Liberal, periodico pubblicato a Londra in soli quattro numeri. La mostra presenta quella che viene indicata come l’unica copia conservata a Pisa, prestata dalla Scuola Normale Superiore attraverso il Fondo Delio Cantimori. Il progetto editoriale fu ideato nella città toscana da Byron, Shelley e Hunt.

Il naufragio di Shelley e la memoria del palazzo

La seconda sezione è dedicata al naufragio di Shelley nel luglio 1822. Il poeta morì insieme ad altre due persone e il corpo del capitano Williams venne ritrovato alla Bocca di Serchio. La vicenda segnò anche la conclusione dell’esperienza pisana del gruppo: dopo la morte di Shelley, Byron lasciò la città.

La parte conclusiva racconta invece la fortuna del poeta dopo la sua permanenza a Pisa. Nel 1827 Palazzo Toscanelli fu acquistato dalla famiglia omonima e successivamente ristrutturato. La stanza che era stata la camera del nobile venne affrescata con un’apoteosi dello scrittore ed è oggi utilizzata come sala degli inventari. L’Archivio conserva inoltre il carteggio relativo alla commissione e alla realizzazione stilistica degli interventi, insieme a una raccolta di biografie ottocentesche dedicate a Byron.

La direttrice dell’Archivio di Stato, Jaleh Bahrabadi, ha illustrato l’organizzazione dell’esposizione, nata da un lavoro di ricerca sulle fonti note e inedite relative al passaggio del poeta in città. L’iniziativa è stata realizzata con il Dipartimento di Lingue, Letterature e Linguistica dell’Università di Pisa, la Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna e il Gabinetto scientifico letterario G. P. Vieusseux, con il coinvolgimento di altre istituzioni culturali e il patrocinio del Comune di Pisa.

Accanto ai documenti è presente anche una mostra fotografica di Gianiero Colelli, ispirata alla figura di Byron. Domenica, alle 17, è previsto un incontro dal titolo Scrivere l’Europa dal Sud: l’avventura pisana del Liberal, con Barbara Allegranti e Paolo Bugliani. Sono annunciati ulteriori appuntamenti collegati all’esposizione.