Sono almeno 13mila i pini colpiti dalla cocciniglia tartaruga nel Parco di San Rossore. L’insetto continua a diffondersi nonostante le attività di contenimento già avviate e, secondo le stime del presidente dell’area protetta Lorenzo Bani, ogni anno si aggiungono circa 3mila alberi infestati.
La situazione, ha spiegato Bani, è aggravata dagli inverni sempre più miti, che favoriscono la sopravvivenza e la proliferazione del parassita anche durante la stagione fredda. Un monitoraggio condotto lo scorso novembre avrebbe infatti evidenziato che la cocciniglia tartaruga continua a moltiplicarsi anche in inverno, rendendo più difficile attendere un rallentamento naturale dell’infestazione.
Le misure contro il parassita
Al momento, le attività nel Parco consistono nella circoscrizione delle zone infestate e nei trattamenti fitosanitari. La possibile alternativa è rappresentata dal controllo biologico attraverso Thalassa Montezumae, conosciuta anche come coccinella Montezumae, un antagonista naturale della cocciniglia.
La sperimentazione, tuttavia, non è ancora partita a San Rossore. Il Ministero dell’Ambiente ha autorizzato in via sperimentale, alla fine dell’estate scorsa, il primo sito per il rilascio dell’agente di controllo biologico. La richiesta era stata presentata nel luglio 2025 dalla Regione Toscana, capofila del progetto insieme a Lazio e Campania, in accordo con il Crea.
Le autorità avevano indicato sei siti complessivi, ma per ragioni precauzionali il Ministero ha autorizzato il rilascio soltanto in uno di questi. Il Parco di San Rossore è rimasto escluso perché l’estensione delle pinete sarebbe troppo ampia e difficile da monitorare con precisione. Per il territorio toscano l’ipotesi è di poter avviare la sperimentazione nel 2027, sulla base dei risultati ottenuti nella prima area autorizzata.
Un problema legato al clima
Per Bani, l’infestazione si inserisce in una sequenza di attacchi portati negli anni da insetti alieni e parassiti, che hanno interessato soprattutto i pini. Tra gli episodi ricordati dal presidente ci sono quelli del cimicione e del Matsucoccus, responsabile in passato di danni al pino marittimo e del disboscamento di centinaia di ettari.
Per contrastare il Matsucoccus la Regione aveva stanziato 600mila euro. Il cimicione, invece, aveva contribuito al forte calo della produzione di pinoli, passata da 17mila quintali nel 1999 a 2mila quintali nel 2013, ultimo dato disponibile citato nel bilancio della situazione. Il cambiamento climatico, secondo il presidente, facilita la presenza di insetti difficili da contenere nel breve e medio periodo e potrebbe modificare in modo significativo l’aspetto futuro del Parco.