Memoria

D’Alema a Pisa ripercorre gli anni della formazione politica

L’ex premier presenta in Pisanova Eravamo comunisti, tra università, militanza e riflessioni sul presente.

D’Alema a Pisa ripercorre gli anni della formazione politica

Massimo D’Alema è tornato a Pisa per presentare il suo ultimo libro, Eravamo comunisti, pubblicato da Feltrinelli. L’incontro si è svolto ieri pomeriggio al Circolo Arci di Pisanova, davanti a una sala piena. A dialogare con l’ex presidente del Consiglio sono stati lo storico Miguel Gotor e la giornalista Daniela Preziosi.

Il legame con la città è stato il filo conduttore dell’incontro. D’Alema ha ricordato gli anni vissuti a Pisa durante la contestazione studentesca, gli studi alla Scuola Normale e la successiva militanza nel Pci pisano. Un periodo che, come ha spiegato, ebbe un peso decisivo nelle sue scelte personali e politiche. Quando Enrico Berlinguer lo chiamò a Roma per guidare la Federazione giovanile comunista, avrebbe preferito restare sotto la Torre: non voleva lasciare Pisa, città nella quale aveva vissuto con intensità l’esperienza del Sessantotto.

Gli anni della Normale e il Sessantotto

Tra gli episodi rievocati ci sono le occupazioni e le manifestazioni alla Normale. D’Alema ha raccontato di essere finito tra i 15 studenti sospesi da una sessione d’esame per la sua attività politica. Per gli allievi della Scuola, ha ricordato, il provvedimento avrebbe potuto significare perdere il posto. Il direttore intervenne chiedendo al Senato accademico di concedere una soluzione. Gli esami furono concentrati nella sessione estiva, affrontata insieme a Fabio Mussi e descritta come particolarmente difficile.

Nel racconto è emerso anche il ruolo di Pisa nella storia del Sessantotto. D’Alema ha citato le tesi della Sapienza di Pisa, definite da Rossana Rossanda il documento più importante e maturo di quella stagione. Ha poi ricordato gli avvenimenti di Praga e i fatti della Bussola, durante i quali Soriano Ceccanti rimase gravemente ferito da un colpo d’arma da fuoco sparato dai carabinieri. Quell’episodio, ha spiegato, contribuì alla sua decisione di dedicare la propria vita al Pci e segnò la fine della fascinazione per l’estremismo.

Dalla politica locale all’attualità

La Pisa degli anni della formazione politica non era soltanto quella universitaria. D’Alema ha parlato degli operai della Piaggio, della Fiat di Marina e delle concerie, ricordando il rapporto con il mondo del lavoro e con il territorio. Ha rievocato anche l’ingresso in consiglio comunale: fu candidato perché, nella lista, serviva uno studente e ottenne più voti del previsto, arrivando a ricoprire il ruolo di capogruppo a 21 anni.

Tra gli aneddoti ricordati durante la presentazione c’è stata anche la campagna elettorale del 1979, con Umberto Terracini capolista. D’Alema ha raccontato di essere stato incaricato di tenere il comizio finale in piazza San Paolo all’Orto dopo che Terracini aveva criticato le scelte del partito. L’intervento, però, si concluse con la replica dello stesso Terracini, che contestò pubblicamente quanto appena detto.

In chiusura, l’ex premier ha spostato l’attenzione sull’attualità politica. Ha espresso preoccupazione per l’avanzata di una destra definita pericolosa, sostenendo tuttavia che possa essere battuta. Secondo D’Alema, la sua crescita sarebbe favorita dalle divisioni e dall’incertezza del campo democratico. Nel suo giudizio è rientrato anche il governo Meloni, cui ha attribuito alle ultime elezioni il consenso più basso mai ottenuto da un governo nella storia repubblicana.