La cocciniglia tartaruga dei pini continua a diffondersi lungo il litorale pisano, mettendo sotto pressione le pinete e il patrimonio arboreo del Parco di San Rossore. L’insetto, originario del Nord America, è arrivato in Toscana partendo dall’area di Tombolo e si è progressivamente spinto verso nord, fino a lambire Viareggio. A coordinare gli interventi regionali è Andrea Lenuzza, dirigente del Servizio fitosanitario della Regione Toscana.
Secondo Lenuzza, la conformazione del territorio favorisce l’espansione dell’infestazione. La presenza di pinete in continuità lungo il litorale crea infatti condizioni favorevoli alla propagazione, mentre le larve possono essere trasportate dal vento anche per dieci chilometri. Nel Parco di San Rossore si stima la presenza di circa 4 milioni di pini, molti dei quali di alto fusto e con chiome difficili da controllare.
Monitoraggio e trattamenti
Il monitoraggio risulta complesso perché i sintomi compaiono quando l’attacco è già avanzato. La cocciniglia, inoltre, si è adattata rapidamente all’ambiente toscano: in assenza di predatori naturali può completare cinque cicli riproduttivi, contro uno soltanto nel Paese d’origine. Quando il deperimento dell’albero diventa visibile, l’infestazione può essere già difficilmente reversibile.
Le iniezioni endoterapiche rappresentano al momento una delle possibilità di intervento, ma il loro utilizzo è autorizzato soltanto per i pini presenti negli spazi urbani o lungo i filari stradali. La pratica non può essere estesa ai boschi e ai parchi naturali. Anche il trasporto del legname infetto deve avvenire durante l’inverno e con teloni di copertura, per limitare il rischio di ulteriore diffusione.
I trattamenti sono costosi e devono essere ripetuti. A pesare è anche la disponibilità limitata dei prodotti: il Ministero della Salute ha autorizzato finora l’impiego di una sola sostanza. La Regione auspica quindi un ampliamento delle soluzioni utilizzabili, soprattutto per affrontare l’emergenza nelle aree urbane e nei filari dove le cure sono consentite.
L’ipotesi della lotta biologica
Le principali aspettative sono rivolte alla lotta biologica. Il Crea ha individuato nella coccinella Thalassa montezumae un possibile predatore della cocciniglia tartaruga e sta conducendo una sperimentazione in una pineta urbana della Campania. La Regione Toscana è capofila, insieme a Lazio e Campania, per l’attivazione del progetto.
La sperimentazione viene svolta in un’area di minore pregio naturalistico perché anche la coccinella è una specie aliena. Prima di un’eventuale introduzione sarà quindi necessario verificare le interazioni con l’ecosistema e gli effetti sugli altri organismi. L’obiettivo è capire se il predatore possa contenere l’infestazione senza creare nuovi squilibri ambientali.
Non è ancora chiaro se i predatori autoctoni riusciranno ad adattarsi alla nuova presenza, come accaduto in passato con il gambero killer, diventato preda di garzette, aironi e cinghiali in alcune aree toscane. Per la cocciniglia, al momento, non si osserva un fenomeno analogo. La Regione punta quindi sul monitoraggio, sulle cure autorizzate e sull’esito delle sperimentazioni, mentre il paesaggio costiero potrebbe cambiare a causa della pressione esercitata su una fascia caratterizzata dalla prevalenza di una sola specie arborea.