Filiera tessile

Moda e sostenibilità, da Pisa lo studio sul design

Gli scarti raggiungono 615mila tonnellate annue nel Paese; più dell’80% dell’impatto nasce dalle decisioni iniziali.

Moda e sostenibilità, da Pisa lo studio sul design

La sostenibilità nella moda si costruisce prima ancora che un capo venga prodotto. A incidere sono soprattutto le scelte progettuali, la selezione delle materie prime e i processi industriali. È quanto emerge dalla ricerca Sustainability in Fashion Value Chains, presentata da Tecno insieme alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e all’Istituto Marangoni.

Il peso degli scarti tessili

I dati raccolti nello studio descrivono la portata della sfida ambientale. In Italia vengono prodotti ogni anno circa 615mila tonnellate di rifiuti tessili, mentre la raccolta differenziata si ferma a circa 154mila tonnellate. Nel 2022, in Europa, il consumo di prodotti tessili ha raggiunto i 19 chili pro capite e ogni persona ne ha scartati in media 12 chili.

Il consumo di abiti e altri prodotti tessili comporta anche un rilevante impiego di risorse. Per ogni cittadino europeo, l’impatto stimato ammonta a 355 chili di CO2, 12 metri cubi d’acqua, 323 metri quadrati di suolo e 523 chili di materie prime. Secondo la ricerca, una parte decisiva degli effetti ambientali viene determinata già all’inizio del ciclo produttivo.

Le scelte nella fase di progettazione

Le analisi condotte attraverso il Life Cycle Assessment, metodologia che valuta gli impatti lungo l’intero ciclo di vita di un prodotto, indicano che oltre l’80% dell’impatto ambientale può essere definito durante la fase di design. Nei casi esaminati, le materie prime rappresentano inoltre oltre il 97-99% degli impatti considerati.

Il risultato sposta il tema della sostenibilità a monte della filiera. Ridurre gli sprechi nella fase finale non è sufficiente se materiali e modalità di produzione non vengono ripensati dall’origine. Per le imprese del comparto, intervenire sulla progettazione può contribuire a contenere consumi, costi e ricadute ambientali, oltre a favorire catene del valore più efficienti e circolari.

Lo studio presenta quindi la transizione ambientale non soltanto come un obbligo per il settore, ma anche come una possibile leva industriale. L’obiettivo indicato è collegare innovazione, riduzione degli impatti e competitività, in un mercato chiamato a confrontarsi con consumi elevati e una crescente produzione di scarti tessili.