Giulia Coccia sta lavorando all’archivio del Teatro Verdi di Pisa, con l’obiettivo di ridurre e riordinare la documentazione più recente della struttura. L’intervento riguarda il materiale di deposito accumulato negli ultimi quarant’anni, dagli anni Ottanta in poi, e ha già portato alla selezione di circa tre quarti dei documenti esaminati.
Le carte sono conservate provvisoriamente in un locale caldaia messo a disposizione dal Comune, uno spazio che, secondo quanto riferito, rispetta i requisiti necessari alla corretta conservazione. La disponibilità di ambienti adeguati rappresenta uno dei problemi più rilevanti per gli archivi, anche in un’epoca in cui una parte crescente dei materiali nasce o viene trasferita in formato digitale.
Il lavoro sulle carte del teatro
Il Teatro Verdi ha ottenuto un finanziamento attraverso un bando della Direzione generale Archivi del Ministero. Nell’ambito del progetto, Coccia sta procedendo alla valutazione della documentazione, distinguendo i materiali destinati alla conservazione da quelli che possono essere proposti per lo scarto.
Tra i ritrovamenti considerati più interessanti ci sono i bozzetti di Lavia realizzati per l’opera I Masnadieri, andata in scena nel 1983. La selezione, tuttavia, non è una decisione definitiva dell’archivista: Coccia prepara una proposta di scarto che deve essere inviata alla Soprintendenza, alla quale spetta l’ultima valutazione.
Dalla formazione alle ricerche storiche
Originaria delle Marche, Coccia si è laureata in Lettere all’Università di Pisa e si è poi specializzata alla Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica dell’Archivio di Stato di Firenze. La scelta professionale è maturata durante il secondo anno della laurea magistrale, mentre preparava un seminario per il corso di filologia italiana dell’Università di Pisa.
Fino a quel momento, ha raccontato, non conosceva l’archivistica né il lavoro degli archivi. La ricerca di informazioni in un volume dedicato al carteggio tra la casa editrice Laterza e Benedetto Croce l’ha spinta ad approfondire la figura e le attività degli archivisti di Stato.
Nel corso della sua carriera ha lavorato anche su documenti di particolare rilievo storico. Tra questi figurano la bolla papale In supremae dignitatis, datata 1343 e legata alla fondazione dell’Università di Pisa, e le circa 21 mila pergamene conservate all’Archivio di Stato di Pisa, con documenti a partire dall’VIII secolo.
Tra i materiali più recenti, invece, Coccia ha ricordato le lettere di Giovanni Pascoli, Antonio Fogazzaro e Filippo Tommaso Marinetti inviate ad Alessandro D’Ancona. La documentazione faceva parte dell’archivio D’Ancona conservato presso la Scuola Normale.