A Pisa, nella sede della Prefettura, sono state consegnate le medaglie d’onore concesse dal presidente della Repubblica ai cittadini italiani deportati e internati nei lager nazisti durante la Seconda guerra mondiale. A ritirare i riconoscimenti sono stati i familiari degli insigniti, in una cerimonia segnata dalla commozione e dal ricordo delle sofferenze vissute dai loro congiunti.
Alla cerimonia hanno partecipato il prefetto Maria Luisa D’Alessandro, sindaci e rappresentanti delle autorità civili e militari, il vicepresidente del Consiglio regionale Antonio Mazzeo, l’assessora regionale Alessandra Nardini e il vicesindaco di Pisa Filippo Bedini. Il momento istituzionale ha riunito soprattutto i parenti degli uomini che, dopo l’8 settembre 1943, furono catturati dalle forze tedesche e deportati.
Il rifiuto di collaborare
L’iniziativa rientra nelle attività legate alla Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento, istituita dalla legge 13 gennaio 2025, n. 6. Nel suo intervento, il prefetto ha ricordato la vicenda dei circa 650mila militari italiani che rifiutarono di continuare la guerra al fianco della Germania nazista e della Repubblica sociale italiana.
Secondo quanto sottolineato da D’Alessandro, quella scelta rappresentò una forma di resistenza spesso rimasta meno raccontata: gli internati furono privati dello status di prigionieri di guerra e costretti al lavoro coatto, ma conservarono la propria volontà di non collaborare. Il prefetto ha invitato a raccogliere il testimone di quegli uomini e a difendere i valori fondanti della Repubblica, ricordando come ciascuno di loro si sia trovato, individualmente, davanti alla propria responsabilità e alla storia.
I nomi ricordati
Le medaglie sono state consegnate ai familiari di Serafino Arrighi, nato a San Miniato; Giovanni Baldelli, nato a Palaia; Paolo Bettini, che percorse a piedi il tratto tra Cecina e Casale Marittimo; Aladino Cavallini, rimasto anche sei giorni senza cibo; Filiberto Ciulli, nato a Montopoli in Val d’Arno; e Dario Consani, successivamente deportato in Germania e destinato al lavoro coatto.
Tra gli insigniti figurano inoltre Faustino Consoloni, nato a Palaia, Michelangelo Ferrera, che negli anni successivi portò nelle scuole la propria testimonianza diretta della guerra, Giovanni Battista Iop, arrestato dalle forze armate tedesche, e Armando Marchesi. Quest’ultimo, stremato e con il cucchiaio della prigionia con sé, riuscì a raggiungere San Miniato in bicicletta.
Durante la cerimonia è stata ricordata anche la vicenda familiare di Dario Consani. La figlia ha raccontato che il padre parlava raramente di quel periodo e che, al rientro, pesava appena 36 chili. In un viaggio in autobus, quando gli venne chiesto il biglietto che non aveva, gli altri passeggeri si alzarono in piedi, lasciandogli il proprio posto.