Tra Pisa e Livorno, nel territorio di San Piero a Grado e all’interno del Parco di San Rossore, opera il Green Data Center dell’Università di Pisa. La struttura, realizzata nel 2016 in un complesso già appartenuto all’Istituto nazionale di fisica nucleare, è oggi il più grande centro di elaborazione dati italiano appartenente a un ateneo.
Il centro si trova nell’area di via Livornese 1291, non lontano da Camp Darby, e occupa lo stesso complesso nel quale venne costruito il prototipo di Virgo, il primo rilevatore italiano di onde gravitazionali. L’infrastruttura è stata progettata per sostenere le attività di ricerca e i sistemi di calcolo ad alte prestazioni, con particolare attenzione ai consumi energetici e alla gestione del calore prodotto dai server.
Raffreddamento e consumi
Il Green Data Center utilizza sistemi avanzati di raffreddamento a liquido e ha ottenuto la classificazione A dell’AgID per affidabilità, sicurezza ed efficienza energetica. Tra le tecnologie adottate c’è il raffreddamento adiabatico, che sfrutta l’evaporazione naturale dell’acqua per ridurre la temperatura dell’aria esterna prima che venga immessa nelle sale server. Secondo quanto spiegato dai responsabili della struttura, il sistema consente di contenere i consumi rispetto agli impianti tradizionali senza utilizzare direttamente risorse idriche per il raffreddamento.
Il funzionamento dell’impianto è stato illustrato da Maurizio Davini, fisico, docente dell’Università di Pisa e responsabile del Green Data Center e delle risorse di supercalcolo dell’ateneo. L’espansione del centro, sostenuta dall’allora rettore Massimo Augello e dall’attuale rettore Riccardo Zucchi, ha portato nel 2024 all’inaugurazione della seconda sala macchine, facendo passare la dotazione complessiva da 66 a 104 rack.
Ricerca e servizi digitali
Oggi il data center dispone di circa 35mila nodi di calcolo e supporta infrastrutture di high-performance computing e intelligenza artificiale. Il collegamento con le sedi universitarie è garantito da 90 chilometri di fibra ottica, organizzati su due linee, che raggiungono oltre 250 edifici dell’ateneo e la rete nazionale Garr.
La struttura ospita inoltre servizi di disaster recovery e archiviazione dati. Attraverso un accordo sottoscritto nel 2023, il centro conserva copie di sicurezza e dati per il Comune di Livorno, così da garantire una maggiore protezione del patrimonio informativo in caso di guasti o emergenze. Il servizio è stato attivato su richiesta dell’amministrazione livornese; al momento, invece, il Comune di Pisa non ha avanzato una richiesta analoga.
Il tema dell’impatto ambientale resta centrale nello sviluppo dei grandi centri di calcolo. La crescita dell’intelligenza artificiale comporta infatti un aumento della domanda di energia e pone questioni legate anche all’uso dell’acqua, al consumo di suolo, alle risorse minerarie e alla gestione dei rifiuti elettronici. In questo contesto, l’esperienza pisana punta a integrare nuove tecnologie mantenendo l’impostazione originaria, orientata a limitare i consumi dell’infrastruttura.