Gianluca Paul Seung aveva programmato con attenzione l’aggressione alla psichiatra Barbara Capovani. Lo scrivono i giudici della Cassazione nelle motivazioni della sentenza con cui è stata confermata la condanna all’ergastolo per l’uomo, reo confesso dell’attacco avvenuto davanti al reparto Spdc dell’ospedale Santa Chiara di Pisa.
La Suprema Corte, a luglio, aveva respinto il ricorso presentato dai difensori del 38enne, originario di Torre del Lago. Capovani fu colpita con undici colpi inferti in circa sette secondi con una sorta di bastone, mai ritrovato. La dottoressa morì due giorni dopo in ospedale. Le motivazioni sono state depositate dopo i tre mesi previsti.
Il nodo dell’imputabilità
Al centro del procedimento c’era la capacità di intendere e di volere dell’imputato. Seung era stato ricoverato nella psichiatria territoriale nel 2019 e, in quell’occasione, era stato contenuto a letto per un giorno dalla dottoressa Capovani, per tutelare alcune giovani pazienti. Secondo quanto ricostruito in aula, quella procedura avrebbe alimentato il rancore dell’uomo e la successiva volontà di vendetta.
I periti del Tribunale, i professori Stefano Ferracuti e Renato Ariatti, pur riconoscendo una componente patologica, avevano escluso l’infermità o la semi-infermità mentale. La difesa, rappresentata dagli avvocati Andrea Pieri e Gabriele Parrini, aveva richiamato anche altre perizie relative a procedimenti diversi, nei quali Seung era stato ritenuto incapace di intendere e volere e assolto. Per la Cassazione, però, quelle valutazioni non potevano essere automaticamente applicate al caso della psichiatra.
Secondo i giudici, prima dell’aggressione l’uomo non aveva comunicato a nessuno le proprie intenzioni e aveva adottato comportamenti finalizzati a non essere identificato. Si era cambiato le scarpe e aveva utilizzato un berretto e una mascherina per travisarsi. Questi elementi, insieme alla dinamica dell’attacco, dimostrerebbero che era consapevole dell’azione e capace di orientare la propria volontà, senza alterazioni tali da escludere il libero arbitrio.
La pianificazione dell’attacco
La sentenza esamina anche la tesi della preterintenzionalità sostenuta dall’imputato. Nelle sue dichiarazioni spontanee, Seung aveva affermato di non voler uccidere la dottoressa, ma soltanto ferirla e far emergere quelli che riteneva suoi comportamenti illeciti. Per i giudici, tuttavia, ci fu una risoluzione omicida ferma e protratta, frutto di una preparazione meditata.
Tra gli elementi citati nelle motivazioni ci sono le ricerche effettuate su internet: quasi un anno prima, il 3 maggio 2022, Seung aveva cercato una fotografia della psichiatra e l’aveva salvata sul computer. L’immagine era stata nuovamente visualizzata il 20 aprile, alla vigilia dell’aggressione. La Corte richiama inoltre l’appostamento all’interno dell’ospedale, durato circa un’ora e venti minuti prima dell’azione.
La condanna comprende anche il risarcimento alle parti civili e il pagamento delle spese sostenute per il ricorso. La famiglia di Barbara Capovani è assistita dall’avvocato Stefano Del Corso; l’Asl dall’avvocata Maria Fernanda Ventura; la Regione dall’avvocato Nicola Gentini; l’Ordine dei medici pisani dagli avvocati Milvia Pasquinelli e Alessandro Niccoli.