La finale del campionato di cottura della bistecca The Golden Steak, ospitata in piazza dei Cavalieri a Pisa, continua a far discutere. Dopo le critiche sollevate dall’Ordine degli Architetti sull’opportunità di utilizzare uno spazio storico per la manifestazione, arriva la replica di Daniela Petraglia, presidente di Fipe Confcommercio.
La difesa della ristorazione
Secondo Petraglia, la cucina, la ristorazione e il lavoro dei produttori artigianali del settore alimentare appartengono a pieno titolo alla cultura italiana. Per questo, sostiene la presidente Fipe, le attività legate all’enogastronomia possono trovare spazio anche in una delle piazze più importanti e riconoscibili della città.
La polemica era stata alimentata dalla posizione dell’Ordine degli Architetti, secondo cui ogni iniziativa dovrebbe tenere conto del contesto in cui viene organizzata. Le piazze storiche, è il senso dell’intervento, non dovrebbero essere considerate soltanto contenitori per eventi, ma luoghi da comprendere e rispettare nella loro identità architettonica e culturale.
Tradizione e tutela dei luoghi
Petraglia respinge l’idea di un’incompatibilità tra la manifestazione e il valore storico della piazza. A suo avviso, i mestieri e le competenze rappresentati durante l’iniziativa riuniscono tradizione, conoscenza, ricerca e innovazione, elementi che contribuirebbero all’identità e all’economia del Paese.
La presidente di Fipe sottolinea inoltre il legame tra la bistecca e la tradizione gastronomica toscana. Una manifestazione dedicata a questo prodotto, sostiene, può offrire alla città l’occasione di raccontare le proprie eccellenze, favorire incontri e rafforzare la capacità di attrarre visitatori.
Nella sua replica, Petraglia richiama anche la funzione delle piazze come luoghi di incontro, scambio e vita della comunità. Organizzare iniziative legate alle produzioni enogastronomiche, secondo la sua posizione, significa mantenere vivi questi spazi e creare opportunità di promozione per Pisa e il suo territorio. La conclusione è netta: cultura ed enogastronomia non devono essere contrapposte, perché la seconda rappresenta, a suo giudizio, una delle espressioni della prima.