La protesta nel carcere Don Bosco di Pisa si è conclusa all’alba dopo una notte di tensione nel secondo reparto giudiziario. A partecipare, secondo quanto riferito, sono stati 55 detenuti, alcuni dei quali hanno documentato la situazione con dirette pubblicate su TikTok. I danni provocati all’interno della struttura hanno reso inagibili diverse celle.
Quattro persone indicate come promotrici della rivolta sono state arrestate e trasferite in altri istituti. Per loro l’ipotesi di reato è quella di istigazione alla rivolta in un istituto penitenziario, fattispecie per la quale rischiano fino a 8 anni di reclusione. Altri dieci detenuti sono stati trasferiti a causa delle condizioni delle celle danneggiate durante la protesta.
Il confronto con il governo
Il sindaco di Pisa, Michele Conti, ha ringraziato la direttrice Alice Lazzarotto e gli agenti della polizia penitenziaria per la gestione dell’emergenza. Il primo cittadino ha poi contattato il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni, che ha manifestato la disponibilità a visitare personalmente il Don Bosco. La visita dovrebbe servire a verificare le criticità della struttura e a confrontarsi con il personale.
Conti ha riconosciuto la gravità della situazione degli istituti penitenziari, sostenendo la necessità di risorse per rendere più adeguati gli edifici e rafforzare gli organici. Fratelli d’Italia ha espresso solidarietà alla polizia penitenziaria. La consigliera comunale Alessandra Orlanza e il consigliere regionale Diego Petrucci hanno posto l’accento anche sulla presenza di detenuti stranieri e sulla necessità, a loro giudizio, di accelerare i rimpatri nei casi previsti dalla legge.
La consigliera regionale Serena Bulleri ha elogiato il comportamento della direttrice Alice Lazzarotto, 32 anni, e ha annunciato la proposta di conferirle il Pegaso d’Oro. Di segno opposto le reazioni delle forze di opposizione, che hanno collegato la rivolta al sovraffollamento e alle carenze strutturali e igienico-sanitarie del Don Bosco.
Le critiche delle opposizioni
La senatrice del Partito democratico Ylenia Zambito ha parlato di una soglia di allerta superata e di un punto di rottura raggiunto nelle carceri. L’assessora regionale Alessandra Nardini ha definito insostenibili le condizioni della struttura, mentre Matteo Trapani, Enrico Bruni e Paolo Martinelli hanno descritto la protesta come il risultato di una situazione invivibile per i detenuti e per chi lavora nell’istituto.
Il Partito democratico pisano e Giulia Contini, di Diritti in comune, hanno chiesto impegni pubblici e verificabili contro il sovraffollamento. Azione, con il deputato Fabrizio Benzoni, ha sollecitato il ministro della Giustizia Carlo Nordio a riferire in Parlamento sulle condizioni delle carceri e su quanto accaduto prima della rivolta.
I sindacati della polizia penitenziaria chiedono misure urgenti per aumentare gli organici. La garante dei detenuti di Pisa, Valentina Abu Awwad, ha ricondotto la protesta a un insieme di frustrazioni legate al sovraffollamento, alla mancanza di opportunità di reinserimento e agli effetti della detenzione. Durante i disordini è stata inoltre danneggiata l’auto di un giornalista che stava documentando i fatti: l’Ordine dei giornalisti della Toscana ha condannato l’episodio.