La situazione della casa circondariale Don Bosco di Pisa è al limite, secondo quanto riferito da Laura Antonelli, avvocato del foro pisano e tesoriere dell’Unione delle camere penali. La professionista ha partecipato alla visita ispettiva svolta dalla Camera penale il 31 agosto, prima della rivolta avvenuta nel penitenziario.
Antonelli ha spiegato che, durante il sopralluogo, i detenuti non si sono concentrati sulle proprie vicende processuali, come accaduto in altre occasioni, ma hanno segnalato soprattutto le gravi carenze igienico-sanitarie della struttura. Tra gli elementi osservati ci sarebbero anche persone colpite dai morsi delle cimici.
Le criticità della struttura
L’avvocata ha descritto le condizioni del Don Bosco come incompatibili con il rispetto della dignità delle persone private della libertà. La detenzione, ha sottolineato, non può comportare anche la perdita delle garanzie minime legate alla salute e all’igiene.
Interpellata su eventuali inerzie da parte dell’Asl, Antonelli ha precisato di non conoscere le relazioni predisposte dalle autorità competenti e di non poter quindi formulare valutazioni specifiche. Ha però osservato che, se le situazioni riscontrate a Pisa fossero state trovate in una scuola, in un asilo, in un ospizio o in una Rsa, quelle strutture sarebbero state chiuse.
Il confronto con gli altri istituti
Nel confronto con le altre carceri toscane, il Don Bosco viene indicato come uno degli istituti più problematici. Il consigliere regionale Federico Eligi, dopo aver visitato le strutture penitenziarie della regione, aveva affermato che Pisa non fosse peggiore di Sollicciano. In seguito, però, i padiglioni più critici del carcere fiorentino sono stati chiusi e i detenuti trasferiti: per questo, secondo Antonelli, Pisa è oggi il penitenziario più degradato della Toscana.
La visita ispettiva si è svolta in un contesto segnato dalla rivolta di mercoledì sera, sulle cui cause sono in corso accertamenti. Antonelli ha chiarito di non voler esprimere valutazioni su fatti oggetto di attività investigativa e di non conoscere direttamente gli elementi dell’indagine.
Per affrontare l’emergenza, la rappresentante dei penalisti ha indicato due interventi prioritari: favorire, per chi ne ha diritto, l’espiazione della pena attraverso misure alternative alla detenzione e garantire risorse per interventi estesi di sanificazione. L’obiettivo, ha sostenuto, riguarda sia le persone detenute sia il personale che lavora all’interno degli istituti.