Spesa militare

C-130J, a Pisa un programma da 900 milioni per la Difesa

La cifra è una stima: il contratto riguarderebbe il periodo 2027-2032, con Sigonella come supporto logistico.

C-130J, a Pisa un programma da 900 milioni per la Difesa

Almeno 900 milioni di euro per il supporto ai velivoli C-130J e per le attività collegate alla loro operatività. È la cifra indicata durante un presidio organizzato davanti alla 46ª Brigata Aerea di Pisa da Diritti in comune, coalizione che riunisce Una città in comune e Rifondazione Comunista. I promotori hanno contestato l’ipotesi di destinare risorse alla spesa militare, chiedendo che vengano invece indirizzate verso priorità sociali, culturali e ambientali.

La denuncia si basa su due atti della Difesa datati 1° settembre 2026. Secondo quanto riferito durante l’iniziativa, il programma dovrebbe coprire il periodo compreso tra il 2027 e il 2032. La somma complessiva, però, rappresenta una stima e i fondi non risultano ancora definiti né stanziati. La base pisana sarebbe individuata come principale sede operativa, mentre Sigonella avrebbe il ruolo di principale base logistica.

Le attività previste alla base

Il piano comprenderebbe la manutenzione e la conduzione degli impianti, la presenza di un gruppo di manutentori e la gestione del magazzino. Sarebbe inoltre prevista un’opzione per realizzare una tensostruttura destinata a ospitare un C-130J-30. Il raggruppamento industriale indicato nei documenti, ancora da costituire, comprenderebbe Lockheed Martin, Leonardo e GE Avio.

Fausto Pascali, esponente di Una città in comune, e Daniele Iannello, di Rifondazione Comunista Pisa, hanno chiesto al Ministero della Difesa di chiarire quale parte della cifra verrebbe destinata direttamente alla 46ª Brigata Aerea, quali opere sarebbero realizzate e quali sarebbero i relativi costi. I promotori del presidio hanno inoltre parlato di possibili affidamenti diretti senza Iva, sottolineando che l’importo complessivo non sarebbe interamente destinato alla città.

Le contestazioni politiche

Durante l’iniziativa, Pascali ha definito il progetto un esempio del cosiddetto modello di economia di guerra, evidenziando la differenza tra i vincoli applicati alla spesa sociale e le procedure accelerate associate ai grandi contratti militari pluriennali. La protesta è stata collegata anche alle contestazioni già espresse sugli investimenti per la nuova struttura militare dei carabinieri al Cisam e sulle opere a Camp Darby.

Giacomo Gervasini, del Movimento No Base, ha descritto Pisa come un crocevia logistico delle guerre contemporanee. Gli organizzatori hanno ribadito che le risorse non sono ancora state assegnate e che l’ammontare potrebbe aumentare in futuro. Il presidio si è concluso con la richiesta di rendere pubblici i dettagli economici e operativi del programma relativo ai C-130J.