Il rapporto tra identità, storia e parole è stato al centro dell’incontro con Elena Kostioukovitch al Pisa Book Festival. Nata a Kiev da una famiglia di origini ebraiche, scrittrice e traduttrice dei sette romanzi di Umberto Eco, Kostioukovitch ha presentato il suo libro Kyiv. Una fortezza sopra l’abisso, pubblicato da Nave di Teseo, dialogando con Lucia della Porta.
L’appuntamento si è svolto a Pisa, nell’ambito della seconda giornata della rassegna dedicata al mondo dei libri e della lettura, davanti a un auditorium pieno. Il racconto dell’autrice ha preso le mosse dal rapporto conflittuale tra russo e ucraino, due idiomi legati alla storia del Paese e oggi segnati dall’invasione russa e dalla trasformazione del sentimento nazionale.
Il peso delle parole
Kostioukovitch ha ricordato come, per lungo tempo, l’ucraino sia stato considerato una lingua legata alle classi contadine, mentre il russo godeva di maggiore prestigio negli ambienti accademici e universitari. La situazione, ha spiegato, è cambiata profondamente: per molti cittadini l’ucraino è diventato il simbolo dell’identità nazionale e il rifiuto della lingua dell’oppressore. L’autrice ha citato anche episodi di persone russofone che, in situazioni drammatiche, hanno iniziato a usare un vocabolario tascabile per parlare ucraino.
Nel suo intervento, la scrittrice ha collegato il presente alla storia di Kyiv, utilizzando documenti, libri e vicende familiari. I luoghi della capitale sono stati descritti come un palcoscenico sul quale si sono succeduti passaggi decisivi, figure del potere e momenti di forte tensione. Il racconto ha incluso riferimenti alla zarina impegnata a salvare l’impero russo, a un progetto di attentato sul belvedere della città e a una missione immaginaria nel bunker di Putin.
Gli altri appuntamenti
La giornata del festival ha ospitato anche Mirko Zilahi, traduttore del romanzo Il cardellino di Donna Tartt, vincitore del Pulitzer nel 2014. Zilahi ha dialogato con Francesca Franceschi sul thriller Il giardino delle ombre, edito da Mondadori.
Al centro della conversazione c’è stato il rapporto tra arte e delitto. L’autore ha spiegato che il serial killer prepara la scena dell’omicidio con la stessa attenzione con cui un pittore compone una tela. Nel suo ultimo romanzo, l’ispirazione arriva anche dall’arte di Hieronymus Bosch e dal Trittico delle delizie, visto al Prado, oltre che dal ricordo della visita al Partenone quando aveva tredici anni.