Rassegna culturale

A Pisa il ruolo delle donne nell’arte torna al centro

Palazzo Reale ha ospitato la giornata conclusiva: protagoniste Favilla, Cagianelli, Camelliti e Panichi

A Pisa il ruolo delle donne nell’arte torna al centro

La giornata conclusiva del Pisa Book Festival ha richiamato il pubblico a Palazzo Reale per un appuntamento dedicato alle figure femminili legate alla storia artistica della città. Al centro dell’incontro la presentazione del volume Immagini al femminile nell’arte pisana, pubblicato da Ets, che ricostruisce il ruolo di alcune donne pisane o legate a Pisa, a lungo rimasto ai margini della narrazione storico-artistica.

Le protagoniste della ricerca

Il libro è stato presentato da Maria Chiara Favilla, Cristina Cagianelli e Vittoria Camelliti, con la curatela di Silvia Panichi. Nel corso dell’incontro sono state illustrate vicende e personalità diverse, accomunate dal rapporto con l’arte e con il territorio pisano. Camelliti ha approfondito il caso di Datuccia de’ Sardi, esponente di una ricca famiglia di mercanti e banchieri residenti a Oltrarno, nel quartiere di Chinzica.

Il nome di Datuccia è legato a una delle principali committenze artistiche della seconda metà del Trecento pisano. Per la sua cappella nella sagrestia della chiesa di San Francesco furono realizzati affreschi e un polittico d’altare. Gli affreschi, completati entro il 1397 dal pittore senese Taddeo di Bartolo, presentano un soggetto iconografico raro: le storie successive alla morte della Vergine.

Secondo quanto illustrato durante la presentazione, la vicenda di Datuccia si distingue anche perché è documentata dalle fonti e perché molte delle opere commissionate sono ancora conservate. Questo materiale permette di studiare gli artisti coinvolti, ma evidenzia soprattutto la presenza di una donna tra i committenti di rilievo della produzione artistica pisana del periodo.

Dalla pittura al giallo antiquario

Favilla ha invece raccontato la figura di Mademoiselle de la Morinière, definita una pisana di adozione. L’artista, originaria di Parigi, fu disegnatrice, vedutista e paesaggista. Il suo percorso è stato inserito nel quadro più ampio delle presenze femminili che hanno contribuito alla cultura figurativa legata alla città.

Un secondo appuntamento si è svolto alla Torre Guelfa, dove Chiara Tarantino ha presentato il volume Quattro teste da museo di Corneto. Un giallo antiquario. Il libro prende avvio dalla scoperta, avvenuta a Tarquinia nell’Ottocento, di quattro sculture romane, poi disperse tra Roma e gli Stati Uniti.

La ricostruzione segue le vicende di funzionari statali, mercanti e collezionisti, ripercorrendo indagini e trattative. Sullo sfondo emerge il rapporto tra gli scavi privati a scopo di lucro e il commercio di beni archeologici nell’Italia del nuovo Stato, alle prese con il confronto tra ambizioni collezionistiche e rispetto della legalità. I due incontri hanno chiuso il programma del festival con un doppio percorso tra storia dell’arte, biografie femminili e tutela del patrimonio.