All’interno dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana, la Sezione dipartimentale di Ortopedia – Chirurgia del piede e della caviglia utilizza un sistema di pianificazione tridimensionale per gli interventi destinati ai pazienti affetti da artrosi avanzata. La struttura, diretta dal dottor Giuseppe Restuccia, esegue impianti di protesi personalizzate attraverso la tecnologia Infinity e il sistema Prophecy.
Secondo quanto riferito dall’Aoup, l’azienda ospedaliera è al vertice in Toscana per numero di impianti realizzati, dopo essere stata tra le prime strutture ad adottare questa tecnologia. Il percorso prevede una TC preoperatoria, utilizzata per ricostruire in tre dimensioni l’anatomia specifica della caviglia del paziente.
La pianificazione prima dell’intervento
sulla base delle immagini ottenute vengono progettate guide di taglio personalizzate, costruite sulla forma e sulla struttura dell’articolazione. La pianificazione digitale consente al chirurgo di definire in anticipo i principali parametri dell’impianto, dall’orientamento dei tagli ossei alla posizione e all’allineamento delle componenti protesiche.
L’artrosi della caviglia è una patologia dolorosa e invalidante, che può limitare la capacità di camminare e incidere sulla qualità della vita. Le cause possono comprendere traumi, fratture, distorsioni ripetute e condizioni di instabilità articolare. Quando il dolore e la riduzione della funzionalità non rispondono più ai trattamenti conservativi, può essere presa in considerazione la soluzione chirurgica.
Dall’artrodesi alla sostituzione articolare
Nei casi più gravi, per molti anni il trattamento di riferimento è stato l’artrodesi, cioè la fusione dell’articolazione. La procedura può eliminare il movimento responsabile del dolore, ma comporta anche la perdita della mobilità della caviglia. La protesi totale rappresenta invece un’alternativa finalizzata a sostituire le superfici articolari danneggiate preservando, per quanto possibile, il movimento.
Il mantenimento della mobilità può favorire una deambulazione più fisiologica e ridurre le alterazioni biomeccaniche a carico delle articolazioni vicine. Il ricorso alla protesi, tuttavia, richiede una valutazione complessiva del paziente e un’attenta preparazione dell’intervento, trattandosi di una procedura complessa.
Il dottor Restuccia sottolinea che la tecnologia tridimensionale non sostituisce l’esperienza del chirurgo, ma costituisce uno strumento di supporto alla pianificazione e all’esecuzione dell’operazione. La selezione del paziente, la preparazione preoperatoria, la tecnologia utilizzata e l’esperienza chirurgica devono integrarsi per puntare al miglior risultato funzionale.