Il primo Consiglio studentesco dell’Università di Pisa del mandato 2026-2028 si è riunito lunedì mentre proseguivano le occupazioni della Sapienza e del Polo Fibonacci. Al centro della seduta ci sono state le mobilitazioni degli studenti, il principio di non violenza e il ruolo dell’Ateneo nel gestire il confronto interno alla comunità accademica.
Il rettore Riccardo Zucchi ha chiesto alle liste di esprimersi sulle proteste. Cambiare Rotta ha riportato l’attenzione sulle condizioni materiali della popolazione studentesca, indicando nel caro affitti, nell’aumento dei trasporti e nella progressiva erosione del diritto allo studio le principali forme di pressione vissute dagli universitari.
Il collettivo ha inoltre richiamato lo sciopero generale del 30 ottobre, al quale hanno partecipato lavoratori e studenti contro il carovita e la guerra. Secondo Cambiare Rotta, l’ampia adesione rende difficile descrivere le mobilitazioni come l’espressione di una minoranza isolata.
Il confronto sull’autonomia dell’Ateneo
Nel dibattito è intervenuto anche Enrico Bruni, segretario provinciale dei Giovani Democratici di Pisa, replicando alle accuse di Azione Universitaria. La lista collegata a Fratelli d’Italia aveva definito un tradimento l’autorizzazione dell’assemblea prevista per il 9 novembre, sostenendo che assecondare gli occupanti avrebbe significato la resa delle istituzioni.
Bruni ha difeso la decisione del rettore, sostenendo che autorizzare un’assemblea rientri nelle competenze dell’Ateneo. A suo giudizio, la richiesta di revocare l’iniziativa e le sollecitazioni alle dimissioni di Zucchi rappresenterebbero invece una pressione sull’autonomia universitaria. Il rischio, ha osservato, non sarebbe quello di un rettore subordinato agli occupanti, ma di un’autonomia condizionata dalle indicazioni di un partito.
Il confronto riguarda anche il ruolo degli studenti in protesta. Di fronte alla posizione di Azione Universitaria, secondo cui l’Università di Pisa non appartiene ai collettivi, Bruni ha rivendicato il riconoscimento degli occupanti come parte integrante della comunità accademica. Ascoltare le loro ragioni, ha affermato, rientra nelle responsabilità di chi guida l’Ateneo.
Le attività negli spazi occupati
A sostegno della sua posizione, Bruni ha riferito quanto osservato durante una visita alla Sapienza occupata. Nell’atrio era stata organizzata un’aula studio aperta a tutti; altri studenti si occupavano della pulizia degli spazi o preparavano una merenda sociale. Nei due poli si sono svolti anche collegamenti con altre università occupate, letture collettive, momenti di autocoscienza e assemblee.
Per Bruni, queste attività restituiscono un’immagine diversa da quella legata soltanto all’illegalità o all’interruzione delle lezioni. La scelta di Zucchi di autorizzare l’assemblea dalle 12 alle 15 avrebbe consentito di dare spazio alle ragioni della protesta senza rinunciare alla ripresa della didattica. Il risultato, secondo l’esponente dei Giovani Democratici, è stato frutto della mediazione e non della propaganda.